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La svolta elettrica di Dylan - The Cutting Edge

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The Cutting Edge: La svolta elettrica di Bob Dylan (1965-1966).  Senza nulla togliere a quello che è venuto dopo, ma è innegabile il fatto che per Bob Dylan il decennio d’oro sia quello rappresentato dal periodo 1962-1971. Basta prendere tra le mani il cd o il vinile di "More Bob Dylan Greatest Hits" per rendersi conto di questo fatto. Entrando più nello specifico il decennio è stato caratterizzato da un flusso creativo senza alcun precedente, di cui “The Cutting Edge” rappresenta l’apogeo. The Bootleg Series Vol. 12: The Cutting Edge 1965-1966 è il  dodicesimo volume (in realtà decimo) dedicato al materiale d’archivio, di studio e dal vivo del catalogo dylaniano, pubblicato nel novembre 2015. Si tratta di una raccolta formidabile che per la prima volta unisce i tre capolavori della cosiddetta svolta elettrica, comprendente gli album Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde.    La critica dylaniana oggi può essere suddivisa in tre macro-categ

I chitarristi utilizzati da Dylan - Prima Parte

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Chitarristi dylaniani – Prima parte (1965-1983) Se per la prima parte della produzione in studio Dylan suona tutte le parti di chitarra e di armonica da solo, le cose erano cambiate in modo evidente già a partire dal primo approccio elettro-acustico costituito da Bringing It All Back Home. Presero parte alle sessions del quinto lavoro discografico diversi musicisti, tra cui il valido chitarrista Bruce Langhorne, il quale si fregia del fatto di essere stato anche il primo chitarrista a suonare con Dylan in elettrico per il brano Mixed-Up Confusion, pubblicato su Biograph nel 1985. A distanza di pochi mesi rispetto al primo disco elettrico, Highway 61 Revisited è un album che si spinge ancora oltre, in termini di produzione sonora e di arrangiamenti. Fatta esclusione per la lunga ballata acustica Desolation Row, tutti gli otto brani vengono eseguiti da una band piuttosto eterogenea dove spicca la chitarra elettrica blues di Mike Bloomfield. Il talento di Bloomfield tuttavia non contrib

Le collaborazioni tra Dylan & The Band

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Dopo aver affrontato le collaborazioni di Bob Dylan con Tom Petty and The Heartbreakers, George Harrison, Jeff Lynne e Roy Orbison, è giunto il momento di trattare altre featuring di rilievo, partendo proprio da quella che a mio giudizio è la più significativa. Senza nulla togliere ad altri musicisti di calibro come Eric Clapton o Johnny Cash (la lista è lunga!) credo che le collaborazioni che hanno avuto esiti significativi e di impatto storico-musicale siano quelle tra Bob Dylan & The Band.  Le collaborazioni tra Bob Dylan & The Band Il sodalizio artistico tra Dylan e The Band si instaura a partire dal 1965-1966, quando il gruppo si faceva chiamare The Hawks. Presero parte alle sessions newyorkesi di Blonde on Blonde, settimo lavoro in studio e primo doppio per il cantautore americano. Robbie Robertson, Levon Helm, Richard Manuel, Rick Danko e Garth Hudson, i cinque membri effettivi di The Band lavorano a diversi brani, ma queste versioni non  saranno quelle che troveranno

Il sodalizio tra Dylan, Harrison, Petty e Orbison - Seconda parte

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Bob Dylan featuring George Harrison Tutti conoscono il legame tra Bob Dylan e George Harrison, che risale ai tempi dei Beatles e all’interesse che il chitarrista inglese ha sempre dimostrato per il materiale del collega statunitense. A livello retrospettivo oggi conosciamo le sessioni del 1970, diventate nel frattempo un disco ufficiale, ma che circolavano già da lungo tempo in formato bootleg. Dylan e Harrison hanno diviso inoltre il palco innumerevoli volte, a partire dalla storica performance The Concert for Bangladesh del 1971. Sul terzo disco in studio All Things Must Pass del 1970 trovano spazio due brani composti da Dylan: I’d Have You Anytime, scritta a quattro mani e If Not For You, realizzata dal cantautore americano, la cui prima versione si può ascoltare su New Morning (1970). Su Under the Red Sky di Dylan si può sentire la chitarra slide di Harrison che colora il suono della title track. A concludere c’è poi l’esibizione collettiva per The 30th Anniversary Concert Celebr

Il sodalizio artistico tra Dylan, Harrison, Petty, Orbison & Lynne

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Bob Dylan & The Traveling Wilburys Project.   “L’epoca in cui ogni mio concerto era occasione di grandi sommovimenti aveva già subìto una brusca frenata, ormai si era fermata. Troppe volte mi ero dato la zappa sui piedi. Bisogna saper onorare gli impegni, non sprecare il proprio tempo e quello degli altri. Non era sparito dalla scena, ma la strada si era ristretta, si era quasi interrotta e invece avrebbe dovuto essere ben larga. Dentro di me c’era una persona scomparsa che dovevo ritrovare. In natura c’è un rimedio per tutto ed era lì che di solito andavo a cercare il mio. Magari mi ritiravo su una casa galleggiante, sperando di sentire un’antica voce, avanzando lentamente l’imbarcazione tirava a riva su una spiaggia riparata, di notte, in mezzo alla natura, popolata da alci, orsi e cervi tutto attorno a me. Non molto distante avvertivo la presenza di un lupo grigio, quiete sere d’estate ad ascoltare il richiamo della strolaga. Mi sentivo finito, un rottame vuoto, consumato. Dov

Il rapporto tra Scorsese e Dylan - Pt 2

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  Il rapporto tra Martin Scorsese e Bob Dylan – Seconda parte   Nato a Red Hook, Brooklyn, nell'anno di chissà quando. Aprì gli occhi al suono di una fisarmonica, sempre al di fuori da qualsiasi parte fosse. Quando gli chiesero perché doveva essere a quel modo, rispondeva sempre: "Bene, perché sì". Larry era il più grande, Joey il penultimo. Chiamarono Joe "il pazzo", il piccolo lo chiamarono "Bomba Kid". Qualcuno dice che vivessero di gioco e di corse, sembrava che fossero sempre presi in mezzo tra delinquenti e uomini in blu. Inizia così il brano scritto da Dylan in collaborazione con Jacques Levy , che verrà inserito in Desire, 17esimo album in studio del cantautore americano. The Irishman è il titolo di una delle ultime prove di Martin Scorsese dietro la macchina da presa. È basato sul libro di Charles Brandt dal titolo “I Heard You Paint Houses” e segue le vicende del killer Frank Sheeran   e del mafioso Russell Bufalino. Nel corso della

Il rapporto tra Martin Scorsese e Bob Dylan - Prima parte

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  Il rapporto tra Martin Scorsese e Bob Dylan – Prima parte.    "Ora hai i tuoi diamanti e i tuoi bei vestiti. E un autista guida la tua auto. Fallo sapere a tutti, mi sta bene, ma ti prego non giocare con me, perché stai giocando con il fuoco."   (The Rolling Stones, Play with Fire, 1965) Potrebbe sembrare irrispettoso iniziare un pezzo dedicato al rapporto tra la musica di Bob Dylan e il cinema di Martin Scorsese proprio con una canzone dei Rolling Stones. La band di Mick Jagger & Co. ha sempre avuto un legame ambiguo con il cantautore americano, che nonostante la vicinanza di Ron Wood e la condivisione di palchi importanti, non ha nascosto una certa riluttanza nel commentare il lavoro dei colleghi, per certi versi considerati come rivali. Del resto Dylan è stato associato a diverse band, Beatles e Animals, prima di tutte, ma anche Byrds, Fairport Connection, Grateful Dead e Tom Petty & The Heartbreakers. La figura di Dylan può essere accostata a quella delle