Blog Dylan Blues Again

 


Ho aperto Maggie’s Farm – il blog, nel lontano novembre 2009, quasi per gioco, sicuramente senza pensare che sarebbe durato dodici anni. Non era una cosa premeditata. Un po' come la vita. Creai il blog sulla spinta emotiva di alcune news che riguardavano quel momento specifico. In particolare pensavo di avere adeguate motivazioni personali per poter dire la mia. Lo feci senza filtro, visto che all’epoca i social network erano qualcosa di diverso. Posso affermare senza indugi che il web 2.0 era ancora di là dal concretizzarsi e dall’evolversi. Ricordo che alcuni colleghi del servizio assistenza 119 Tim (dove lavoravo a quel tempo) mi consigliarono di aprire un forum, a loro avviso più cool e al passo, rispetto a un blog. A me non interessava essere cool. Anche perché se uno vuole essere trendy, non apre nel 2009 un blog dedicato a Dylan, ispirato a un brano del 1965. 

Bringing it All Back Home, per chi conosce e ha approfondito l’argomento Bob Dylan è stato un disco importante, seminale, come si usa dire in certi casi. Importante non solo per il suo autore, ma per tutto un decennio (e oltre) come gli anni Sessanta. Io non c’ero, ma anche molti di voi sarebbero venuti molto dopo. Diciamo che è un tema che potrebbero trattare mio padre o zio Domenico, ma loro non sono appassionati di canzoni, a differenza del sottoscritto. 

Come ha detto Nicola Gervasini, mi spendo nel realizzare articoli e commenti critici retrospettivi di artisti legati al passato. Tutto vero, non lo nego. Però è indubbio come ogni generazione si sia rivolta al passato, riscoprendo artisti più o meno datati. La fortuna, per tutti noi cresciuti musicalmente negli anni Novanta, è stata poter vedere ancora in attività questi artisti. Alcuni sono riusciti anche a fare cose egregie. Prendiamo proprio Dylan come esempio,  visto che nel 1997 pubblicava Time out of Mind. Avevo appena compiuto 18 anni, militavo in una rock-band locale, i Sultans of rock e conducevo una trasmissione radiofonica sulle frequenze di Radio Ciroma. Arrivai a Dylan per vie indirette, ma sapevo già dell'esistenza di questo importante cantautore. Avevo appreso pure che stava ancora in circolazione. Era l’anno della sua esibizione a Bologna, in occasione del Congresso eucaristico del 1997. Il professore di lettere del Liceo scientifico G.B. Scorza, Angelo Avignone, era un appassionato di musica e non aveva mai nascosto il suo debole per Bob Dylan. Questo ebbe un ruolo importante per me. Io ascoltavo già Neil Young, Dire Straits, Guccini e soprattutto Bruce Springsteen. Ricordo un compito in classe dove citai The Ghost of Tom Joad, guadagnandomi elogi e per mia sfortuna anche l’epiteto di poeta della classe. In realtà volevo solo barcamenarmi tra lo studio e le mie vere passioni, con risultati tutt’altro che positivi! Sono sempre stato un gran caparbio e seppur non abbia mai nascosto una grande antipatia verso la scuola, iniziai in quel tempo un percorso di autodidatta. Leggevo qualsiasi cosa, spesso senza soluzione di continuità. Guardavo video e film, ma soprattutto ascoltavo musica. Da solo, in compagnia dei miei amici, in ogni possibile ambito e situazione, ma adesso sto divagando. 

[...] Dal 2009 in poi sono cambiate molte cose, ma alcune costanti ci sono state. Bob Dylan e la passione per la scrittura, sono tra queste. Ho anche notato che impiego il doppio dello sforzo quando mi confronto con temi che mi sono più cari. Ad esempio non sono mai riuscito a scrivere un testo decente su Blood on the Tracks, il capolavoro dylaniano del 1975. E sono fortemente convinto di una cosa, questo disco è un po' come una chimera, é Medusa. Difficile da imbrigliare, impossibile da sconfiggere! Non è affatto facile descrivere un’opera vivente, che muta, in base a come ci si approccia. Bob Dylan da questo punto di vista è davvero un grande figlio di puttana sfuggente, motivo per cui non biasimo quei critici che hanno sbrigativamente trattato l’argomento, quasi con un atteggiamento di superiorità, e nel migliore dei casi, come una sfida. Le sfide sono belle, ma lo dice la parola stessa, includono un certo coefficiente di impegno. Perché sovente si rischia di rimetterci, pur dandoci dentro. Chiedetelo a chi ha fatto sport a livello agonistico, a chi si è schierato e impegnato a livello di politica attiva. 

La mia generazione ha già perduto troppe battaglie, non c’è stato tempo né voglia per trattare anche questo totem. Un monumento vivente che ancora oggi si mostra capace di gettare il guanto di sfida, a chi sa coglierlo. Ma è anche vero che mi è capitato troppo spesso di leggere articoli sciatti, scritti in modo approssimativo, su un argomento che mi sta a cuore. 

Non mi considero né un pavido né tantomeno menefreghista. Sono semmai facilmente infiammabile, un po' come la capocchia di un fiammifero Minerva. Scendendo in campo, accetto questa sfida. E sono conscio che nella migliore delle ipotesi, sarò esposto al giudizio, allo sberleffo, alla critica negativa. Perché è così che gira il mondo. Perché il web è territorio di caccia e di conquista. E' anche un luogo che da 13 anni ho deciso di frequentare, di vivere. Sempre restando fedele alle mie più radicate convinzioni, accettando un necessario minimo di compromessi. Non sono quindi un puro. Sono uno che se stuzzicato senza motivo ti attacca, con tutti i mezzi disponibili. Non sono certo pochi. Potete credermi sulla fiducia. Stuck Inside of Smartphone with the Blog Dylan Blues Again.

Un saluto dylanesco,

Dario Greco

P.s.

Un ringraziamento speciale al mio amico Cico Casartelli per avermi fornito chiarimenti e spiegazioni sull’opera dylaniana. 


Commenti

  1. Bonne chance! I tuoi commenti si leggono tutto d'un fiato e arricchiscono la conoscenza e la passione per Bob Dylan che riesce sempre a non annoiare, a farsi amare...oltre la musica e la poesia, un vero, inimitabile, seduttore! Carla Cinderella

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